SMOG: LEGAMBIENTE, A ROMA SEICENTO MORTI L’ANNO
(AGI) - Roma, 25 feb. - Di inquinamento ci si ammala. E si muore. Questo, in estrema sintesi, e’ il risultato del MISA-2, il piu’ ampio e aggiornato studio sugli effetti a breve termine degli inquinanti atmosferici (CO, NO2, SO2, PM10 e Ozono) rilevati nel periodo 1996-2002 a Roma e in altre 14 citta’ italiane, grazie ai finanziamenti del Ministero della salute e del Ministero dell’universita’ e della ricerca scientifica e tecnologica, pubblicato sulla rivista scientifica dell’Associazione italiana di epidemiologia ‘Epidemiologia e prevenzione’. Studio presentato per la parte romana oggi da Legambiente Lazio, insieme ai medici epidemiologi che lo hanno condotto, Francesco Forastiere, Direttore dell’Unita’ di Epidemiologia Ambientale del Dipartimento Epidemiologia ASL Roma E, Carlo Perucci, Direttore Dipartimento Epidemiologia ASL Roma E.
Lo studio italiano MISA-2 si affianca ad altri studi europei e statunitensi dei quali condivide la metodologia pervenendo a risultati comparabili, ed e’ un ampliamento dello studio MISA-1, che aveva valutato l’impatto dell’inquinamento atmosferico in 8 citta’ italiane nel corso degli anni Novanta. Per la prima volta, questo studio ha potuto misurare direttamente gli effetti del PM10 e del PM ultrasottile presente nell’aria delle nostre citta’.
E’ stato stimato il numero di decessi (per tutte le cause naturali, per cause cardiovascolari e respiratorie) e di ricoveri ospedalieri (per cause cerebrovascolari e respiratorie) attribuibili all’inquinamento atmosferico. Si e’ visto cosi’ che nel periodo in studio il PM10 (la componente dell’inquinamento atmosferico costituita di particelle con diametro inferiore a 10 micron) ha provocato circa 600 decessi in piu’ all’anno.
I risultati dello studio smentiscono che l’effetto negativo dell’inquinamento atmosferico si limiti all’anticipazione di pochi giorni del decesso di soggetti gia’ fortemente compromessi. MISA-2 mostra un eccesso di morti statisticamente significativo che va ben al di la’ della semplice anticipazione di decessi che si sarebbero verificati comunque. L’aumento di mortalita’ cardiovascolare si manifesta entro i 4 giorni successivi al picco di inquinamento. L’aumento di mortalita’ per cause respiratorie si protrae per diversi giorni.
E per la prima volta in Italia sono stati studiati anche gli effetti dell’aria di citta’ sulle fasce estreme di eta’. La relazione tra concentrazioni degli inquinanti e mortalita’ e ricoveri ospedalieri e’ risultata tendenzialmente maggiore tra gli anziani, in particolare tra i soggetti con piu’ di 85 anni. Cio’ non significa che gli effetti deleteri dell’inquinamento riguardino solo un sottoinsieme della popolazione, perche’ sono stati osservati rischi anche in quelle fasce giovani-adulte che si ritenevano meno suscettibili. Con una differenza, comunque: mentre nei piu’ anziani l’inquinamento puo’ uccidere, perche’ peggiora le condizioni di un fisico gia’ debilitato, nei piu’ giovani gli effetti si manifestano appieno solo a lungo termine, con la comparsa di ulteriori malattie. (AGI)