CARCERI: CALIGARIS (SDI),PREOCCUPAZIONE MEDICINA PENITENZIARIA

(AGI) - Cagliari, 29 dic - “Gli operatori, i detenuti e i loro familiari vivono con apprensione, in Sardegna, le novita’ che dal primo gennaio caratterizzeranno la vita dei medici penitenziari, a cominciare dal passaggio alle unita’ sanitarie locali della totalita’ della Medicina Penitenziaria. La preoccupazione maggiore e’ che a ispirare il servizio possa essere soltanto il principio di garantire risparmi all’amministrazione considerato che la regionalizzazione dell’intera spesa sanitaria comportera’ un impegno finanziario ragguardevole per le casse dell’isola. Insomma c’e’ il rischio che si cada dalla padella nella brace”. Lo afferma il consigliere regionale socialista Maria Grazia Caligaris (Sdi - Partito Socialista), segretario della Commissione “Diritti Civili” del Consiglio regionale, facendosi interprete delle preoccupazioni del personale medico, infermieristico e dei detenuti-pazienti degli Istituti sardi.
“Fino ad oggi - precisa l’esponente socialista - i detenuti, pur vivendo una condizione sanitaria non ottimale, potevano disporre di un servizio interno alle carceri che consentiva un monitoraggio costante e la possibilita’, in caso di necessita’, di ricorrere alla struttura ospedaliera con la opportuna urgenza. Senza questa forma organizzativa si potrebbero avere delle conseguenze negative con situazioni di emergenza non sempre controllabili”.
“A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge - sottolinea Caligaris - la volonta’ del DAP espressa in una circolare dello scorso novembre di attribuire ai Medici penitenziari il ruolo di Ufficiali acquisendo quindi, oltre ai numerosi compiti attualmente esercitati, anche quello di occuparsi della salute degli Agenti di Polizia Penitenziaria. L’acquisizione di quest’ultimo status comporterebbe il passaggio dal Ministero della Salute a quello della Giustizia e uno snaturamento del ruolo dei Medici. Non si puo’ infatti non considerare che rappresentano il piu’ importante punto di riferimento umano e sociale per i detenuti. Questi ultimi insomma si vedrebbero privati di figure - conclude la segretaria della Commissione “Diritti Civili” - con una funzione umanizzante della vita carceraria. E anche questo aspetto potrebbe avere conseguenze non positive sul clima degli Istituti di Pena”. (AGI)
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