ELUANA: CENTRO BIOETICA CATTOLICA, BENE ATTO DI SACCONI

(AGI) - Roma, 17 dic. - “L’atto d’indirizzo generale del Ministro Maurizio Sacconi porta finalmente chiarezza e mette in evidenza qual e’ il dovere essenziale di uno Stato di diritto, e in particolare delle strutture che per loro natura sono preposte alla cura e all’assistenza: in nessun caso risulta legittimo l’abbandono assistenziale di chi non e’ in grado di provvedere autonomamente a se stesso”. Cosi’ il Centro di Ateneo di Bioetica dell’Universita’ Cattolica, diretto dal prof. Adriano Pessina, interviene sullo stop del ministero della Salute al distacco del sondino per Eluana Englaro. “Il pronunciamento giuridico sul Caso Englaro, del resto - prosegue la nota - non puo’ e non deve diventare normativo per un intero Paese, sia perche’ la stessa formula della sentenza prevede la possibilita’ e non l’obbligo della sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione, sia perche’ il nostro Paese ha sottoscritto, come e’ stato giustamente ricordato dai Sottosegretari di stato Francesca Martini ed Eugenia Roccella, la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilita’, che nel punto F dell’articolo 25 afferma il dovere da parte degli Stati di “prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di prestazioni di cure e servizi sanitari o di cibo e liquidi in ragione della disabilita’”. Per una persona in stato vegetativo, l’alimentazione e l’idratazione, quando servono al loro scopo, e cioe’ fornire sostegno a una persona che non ha particolari patologie in corso, e che non sta morendo, risultano sempre doverose. Il dibattito su alimentazione e idratazione e’ oggi viziato da una confusione pericolosa - denuncia il Centro - che equipara le situazioni cliniche delle persone in stato vegetativo con quelle di coloro che sono nella fase terminale dell’esistenza, affette da patologie giunte allo stadio conclusivo, e a volte assistite negli Hospice. In questi ultimi casi, qualora l’idratazione e l’alimentazione non ottenessero il loro scopo, e si valutassero questi trattamenti sproporzionati alla situazione clinica, potrebbero essere giustamente sospesi. Al contrario, non risulta motivata la sospensione in nome del fatto che una persona dipende da altri per il suo sostentamento o non potra’ riprendere una coscienza relazionale, come nei casi delle persone in stato vegetativo o nelle demenze senili gravi. Uno stato laico e aconfessionale puo’ farsi garante della democrazia soltanto quando impedisce che si attuino forme di discriminazioni ingiuste fra le persone in nome di private concezioni della dignita’ della vita”. (AGI)

Red/Pgi