EMILIA ROMAGNA: CORSO FORMAZIONE DU SCREENING UDITIVO NEONATA

(AGI) - Modena, 27 feb. - Una vasta e diffusa rete di screening che coinvolga il territorio, i medici pediatri, i medici di famiglia, i medici specialisti e specializzandi in Otorinolaringoiatria, Audiologia e Foniatria, audioprotesisti, audiometristi, logopedisti, ostetrici, infermieri e medici di neonatologia. E’ questo l’obiettivo del corso di perfezionamento su ‘Lo screening uditi’, organizzato dall’Universita’ degli studi di Modena e Reggio Emilia e dalle quattro Aziende sanitarie delle due province, che ha ricevuto il patrocinio delle piu’ importanti associazioni medico professionali impegnate in campo audiologico e dell’infanzia. ‘La sordita’ congenita ? ha spiegato Elisabetta Genovese dell’Universita’ degli studi di Modena e Reggio Emilia - rappresenta una problematica estremamente importante come prevalenza nella popolazione neonatale, soprattutto se paragonata ad altre patologie ad incidenza molto piu’ bassa per le quali esistono gia’ da tempo programmi di screening. L’identificazione tardiva di tale patologia comporta infatti ripercussioni nello sviluppo comunicativo-linguistico difficilmente recuperabili e che compromettono gravemente gli apprendimenti scolastici di un bambino. Basti ricordare, a tal proposito, cosa poteva significare nascere con una sordita’ profonda appena 30 o 40 anni fa, quando era possibile identificare la sordits’ solo attraverso metodiche osservazionali comportamentali. Non esistevano protesi acustiche di potenza o impianti cocleari e solo quando il bambino non parlava la patologia poteva essere diagnosticata, ma era troppo tardi per qualsiasi approccio riabilitativo allo sviluppo di un linguaggio orale. E’ noto infatti che una perdita uditiva medio-grave possa provocare nel bambino un disordine nell’evoluzione linguistica e compromettere nel tempo anche altre aree evolutive, come le capacita’ di apprendimento’. Nel 2001 l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ segnalava 250 milioni di persone nel mondo affette da danno uditivo inabilitante. Secondo stime internazionali circa 1 o 2 bambini su 1000 nascono con un deficit uditivo di tipo medio-grave o profondo. Per evitare questa sequenza di eventi sfavorevoli che aggravano via via la condizione di disabilita’, e’ assolutamente necessario diagnosticare l?ipoacusia nel momento in cui questa insorge e trattare precocemente gli aspetti di deficit comunicativo emergente mediante un corretto protocollo terapeutico-riabilitativo. ‘L’identificazione precoce di una ipoacusia neurosensoriale in un bambino ? ha aggiunto Giovanni Bianchin, responsabile della Gestione interaziendale dello screening uditivo neonatale e per la gestione e cura delle malattie otologiche dell’Azienda Santa Maria Nuova di Reggio Emilia - e’ l’unica metodica universalmente riconosciuta per poter programmare un intervento riabilitativo-protesico in tempi utili affinche’ non si sviluppi una disabilita’ comunicativa tale da compromettere la futura vita di relazione. Quanto piu’ precocemente viene ripristinata una normale stimolazione acustica, tanto inferiore risulta il gap tra un bambino ipoacusico e un bambino normoudente in termini di performance comunicative, linguistiche, relazionali e cognitive’. L’identificazione precoce delle ipoacusie rappresenta pertanto un obiettivo rilevante di salute pubblica. Lo screening offre la possibilita’ di identificare la malattia in una popolazione apparentemente sana ed in un?epoca in cui e’ ancora possibile un trattamento protesico-riabilitativo ed eventualmente chirurgico adeguato. In questo contesto si inserisce l’evento formativo che si terra’ sabato a partire dalle ore 8.30 e che si aprira’ coi saluti del Rettore Aldo Tomasi e delle autorita’ locali, presso l’Aula Magna ‘Pietro Manodori’ del Complesso universitario ex Caserma Zucchi (viale Allegri 9) di Reggio Emilia, al quale hanno gia’ aderito oltre 250 medici e professionisti. Il convegno vuol essere un importante momento di incontro fra diverse figure professionali che si occupan

Red/Mld