AIDS: 33 MLN MALATI NEL MONDO, E AUMENTANO GLI “INCONSAPEVOLI”
(AGI) - Roma, 29 nov. - E’ una strage che fa sempre meno notizia, oscurata da pandemie piu’ mediatiche (l’ultima in ordine di tempo, l’influenza A) e dalla diffusa consapevolezza che ormai sia una malattia guaribile. Ma l’Aids continua a mietere vittime (due milioni di morti nel 2008) e a infettare nei paesi in via di sviluppo ma anche in quelli “ricchi”, compreso il nostro: si stima che siano oltre 33 milioni le persone che vivono con l’Hiv in questo momento (di cui 2,5 milioni di bambini), quanto gli abitanti di un medio stato europeo, e che ci siano almeno due milioni e mezzo di nuovi contagi ogni anno. I dati del rapporto 2008 di Unaids, il programma congiunto delle Nazioni Unite su Hiv e Aids, diffusi alla vigilia della Giornata mondiale dell’Aids che si celebra il primo dicembre, fotografano una pandemia tutt’altro che debellata e che necessita di nuove campagne informative e soprattutto piu’ ingenti investimenti. La Giornata 2009 mette in evidenza in particolare lo stretto legame tra i diritti umani e l’accesso alla prevenzione, al trattamento e alla cura di Hiv e Aids. Un tema fondamentale: malgrado siano stati raggiunti importanti risultati nella lotta a questa malattia (dati dell’Unaids rivelano che negli ultimi 8 anni gli sforzi internazionali hanno portato a una riduzione dei nuovi contagi di circa il 17%), nei Paesi a basso e medio reddito sono meno della meta’ i malati che ricevono le terapie antiretrovirali di cui necessitano. Ad oggi, infatti, si calcola che per ogni 5 nuovi casi di infezione solo 2 persone hanno accesso ai trattamenti necessari. E in Italia? Il primo dicembre sono in programma convegni, manifestazioni, e l’avvio di uno spot promosso dal Ministero della Salute sull’importanza di effettuare il test, con Valerio Mastandrea come testimonial. Perche’ il rischio, specie nei paesi piu’ avanzati, e’ la sottovalutazione del virus: il test si fa sempre meno, e dei 180.000 sieropositivi nel nostro paese, si stima che uno su quattro non sappia di esserlo, ritardando cosi’ le terapie e soprattutto diventando un veicolo inconsapevole di contagio. (AGI) Pgi (Segue)