ARTRITE REUMATOIDE: TRE SU QUATTRO MALATI NON SANNO DI ESSERLO

(AGI) -Bari, 9 feb. -Tre persone con artrite reumatoide su quattro non sanno di essere malate, con la conseguenza che non seguono alcun trattamento. Una sottovalutazione che desta preoccupazione perche’ e’ una malattia fortemente invalidante che colpisce in particolare le articolazioni delle mani e dei piedi e impedisce di compiere i gesti piu’ semplici, come camminare, sollevare una bottiglia o un bicchiere d’acqua o comporre un numero di telefono. In Italia sono 300.000 le persone colpite, 20.000 circa in Puglia. A Bari (Sheraton Nicolaus Hotel) giovedi’ 11, dalle 8.30 alle 17.30, si svolgera’ un incontro su “Il Governo clinico in Reumatologia”, rivolto ai medici specialisti, agli specialisti in organizzazione sanitaria e ai rappresentanti delle Istituzioni. “La Puglia - spiega Giovanni Lapadula, professore ordinario di Reumatologia all’Universita’ di Bari - e’ stata la prima Regione in Italia che ha approvato e applicato un protocollo diagnostico sull’artrite reumatoide. Vogliamo ora realizzare sul nostro territorio la messa in rete della assistenza specialistica con le strutture organizzative esistenti, coinvolgendo i distretti e i dipartimenti di cure primarie e armonizzando il lavoro delle diverse figure coinvolte, specialisti, medici di famiglia, infermieri e associazioni dei pazienti. E’ fondamentale che ogni malato venga trattato con gli stessi criteri diagnostici e terapeutici perche’ cosi’ possiamo garantire i piu’ alti livelli di assistenza. Nascera’ al piu’ presto, ci auguriamo col sostegno indispensabile delle Istituzioni”. Nelle fasi iniziali la malattia non si presenta con i caratteri di gravita’ che invece puo’ manifestare successivamente, se non trattata in tempo. “Il paziente - continua il prof. Lapadula - riferisce dolori che possono sembrare banali, ma e’ proprio questo il momento in cui si deve intervenire per stroncare la malattia sul nascere. Se non riconosciuta in tempo, il rischio di sviluppare un danno strutturale permanente in futuro e’ elevatissimo. E’ quindi essenziale sollecitare la sensibilita’ dei medici di famiglia, che possono riconoscere i primi sintomi e indirizzare i pazienti dagli specialisti per iniziare una terapia. Oggi sono infatti disponibili trattamenti in grado di controllare la malattia nella sua progressione invalidante”.(AGI) Red/Sec (Segue)