SALUTE: PARTO SENZA DOLORE, EPIDURALE SOLO IN UN OSPEDALE SU 6
(AGI) - Roma, 25 feb. - Eppure l’Italia e’ all’avanguardia per quanto riguarda l’applicazione degli ultimi sviluppi tecnici in ambito di analgesia epidurale. “In Europa il nostro e’ il primo Paese a introdurre la nuova tecnica PIEB associata alla PCEA* - spiega il professor Giorgio Capogna, Presidente Comitato Scientifico per l’Anestesia Ostetrica, Societa’ Europea di Anestesiologia, Primario Anestesiologia e Rianimazione - Gruppo Garofalo. “Le nuove tecniche permettono alla donna di ottenere un effetto di analgesia costante e di personalizzare la somministrazione dell’analgesico a seconda delle proprie esigenze. Vengono cosi’ evitati anche i brevi momenti di dolore che potevano insorgere con la tecnica epidurale tradizionale, quando la partoriente doveva attendere l’intervento del medico per ricalibrare la dose di analgesico.” Affinche’ il parto in analgesia diventi un effettivo diritto delle donne, si muove con forza anche l’O.N.Da, l’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna. “Abbiamo sviluppato il progetto Ospedale Donna - sottolinea la Presidente Francesca Merzagora - che prevede la ricerca, attraverso una attenta valutazione, delle strutture ospedaliere a misura di donna. O.N.Da. assegna uno, due o tre bollini rosa ai centri di cura che mostrino un particolare interesse alla salute femminile. Dallo scorso anno - continua Merzagora - un requisito fondamentale per l’ottenimento di 3 bollini e’ proprio la presenza del parto in analgesia epidurale come possibilita’ offerta gratuitamente alle donne. L’elenco di questi ospedali e’ pubblicato in una nostra guida.” Un’iniziativa importante e’ inoltre quella portata avanti dall’AIPA, l’Associazione Italiana Parto in Analgesia. Come afferma la Presidente Paola Banovaz, “Stiamo raccogliendo le firme necessarie a sostenere una petizione per far si’ che tutti gli enti ospedalieri siano indotti dal Ministero della Salute ad accogliere la richiesta delle donne partorienti alla scelta della partoanalgesia. Inoltre chiediamo maggiore chiarezza sui servizi effettivamente forniti alle partorienti soprattutto per quelle strutture riconosciute come women friendly. L’idea e’ che tutti i centri nascita si dotino di una carta dei servizi rivolta alle gestanti dove i servizi non siano solo nominati ma anche garantiti”. (AGI) Pgi