RU486: ROCCELLA, LINEE GUIDA INVIATE A REGIONI, NO DAY HOSPITAL

(AGI) - Roma, 13 lug. - Ricovero ordinario fino al termine della procedura abortiva (escluso quindi il day hospital), consenso informato della donna, dimissioni anticipate “fortemente sconsigliate” e visita di controllo entro 21 giorni dall’aborto “indispensabile”. Sono i punti salienti delle linee guida del ministero della Salute sull’utilizzo della pillola abortiva RU486, che sono state inviate alle Regioni.

“Le linee guida - ha annunciato il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, che ha presentato il documento alla stampa - sono gia’ sul tavolo degli assessori e dei governatori. Da oggi c’e’ un’indicazione ministeriale su come applicare i protocolli di utilizzo della RU486. Sono indicazioni di massima, non vincolanti per le Regioni, ma contengono il parere legislativo inviato dal ministro Sacconi alla Commissione Europea che richiama l’obbligo di attenersi alla legge 194, che prescrive che l’interruzione di gravidanza deve necessariamente avvenire in ospedale”. Inoltre, le linee guida contengono “tre diversi pareri del Consiglio Superiore di Sanita’, che tra l’altro stabilisce che il rischio del metodo di aborto farmacologico e’ uguale a quello chirurgico solo se avviene in ospedale”. Le linee guida prescrivono che la pillola abortiva possa essere usata entro i 49 giorni di gestazione, che la paziente debba firmare un consenso informato che contenga tra l’altro la disponibilita’ al ricovero ordinario fino al completamento della procedura e ad effettuare il controllo entro 14-21 giorni dalla dimissione. Va garantito, si legge, che “la donna abbia chiaramente compreso il percorso e la possibilita’ che vi aderisca compiutamente”, e per le donne straniere “si deve accertare l’avvenuta comprensione linguistica della procedura e dei sintomi che la donna stessa deve valutare autonomamente”. Per le minorenni, inoltre, “l’IVG farmacologica e’ sconsigliabile, e quindi andrebbero escluse dalla procedura le minori senza il consenso dei genitori”. E’ gia’ capitato piu’ volte, dall’introduzione in Italia della pillola, che le donne firmassero e uscissero il giorno stesso della somministrazione: ma la dimissione volontaria “e’ fortemente sconsigliata”, perche’ “l’aborto potrebbe avvenire fuori dall’ospedale e comportare rischi anche seri per la salute della donna”. Le pazienti, prescrive il documento ministeriale, devono essere chiaramente informate sul fatto che l’aborto chirurgico richiede una breve permanenza in ospedale, in genere 4-8 ore, mentre quello farmacologico “prevede un ricovero ordinario di circa 3 giorni”, e che “nel 5 per cento dei casi e’ necessario sottoporsi comunque ad un intervento chirurgico di revisione della cavita’ uterina per completare l’aborto o fermare un’emorragia”. (AGI) pgi