MALATTIE RARE: MODENA, SPERIMENTAZIONE SU EPIDERMOLISI BOLLOSA

(AGI) - Modena, 24 ago. - Uno studio del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’Universita’ degli studi di Modena e Reggio Emilia, e’ tra i 4 progetti presentati da equipe emiliano - romagnole selezionati per il “Programma per la Ricerca Sanitaria 2008: attivita’ di ricerca sulle Malattie Rare” dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Lo studio riguardante “Lo sviluppo pre-clinico di un gene per la terapia dell’epidemiolisi bollosa (Pre-clinical development of gene therapy for epidermolysis bullosa)” - coordinato Fulvio Mavilio, professore ordinario di Biologia molecolare alla Facolta’ di Bioscienze e Biotecnologie e Michele Di Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari”- risulta, infatti, tra i 29 progetti (su 363 presentati) che verranno sostenuti dal Ministero. Piu’ in particolare il programma di ricerca modenese che concorreva per i finanziamenti disponibili per l’area tematica A, relativa alle terapie traslazionali(246 progetti in gara, solo 13 dei quali accolti e ammessi al finanziamento) ricevera’ un contributo di 230.769 Euro. Lo sviluppo di una terapia genica definitiva per alcune forme di Epidemiolisi Bollosa, si basa sul trapianto di cute coltivata in laboratorio a partire da cellule staminali geneticamente modificate, gia’ positivamente sperimentato proprio dai ricercatori modenesi e dai clinici dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. “Il progetto - ha spiegato Fulvio Mavilio, professore ordinario di Biologia molecolare all’Universita’ degli studi di Modena e Reggio Emilia - prevede il “trapianto” nelle cellule staminali di una o piu’ copie dei geni mutati nelle forme giunzionali e distrofiche di EB, in particolare quelli per la laminina 5 e per il collagene di tipo 7. I geni vengono inseriti nel genoma delle cellule staminali mediante l’utilizzo di vettori derivati da retrovirus, e in particolare da HIV. Il progetto - ha concluso il ricercatore - mira ad iniziare una sperimentazione clinica su alcuni pazienti nell’arco di tre anni”. (AGI) Ari