ENGLARO: PEDRIZZI, ATTI MEDICI NON POSSONO ESSERE SOSPESI
Sabato, Dicembre 30th, 2006(AGI) - Roma, 30 dic - “Con il caso di Eluana Englaro, come con tutti i casi dove sono in gioco pratiche quali l’aiuto alla respirazione, l’alimentazione e l’idratazione dei malati in stato vegetativo persistente, un’eventuale legge sul testamento biologico non c’entrerebbe nulla perche’, per quanto ci riguarda, non si tratta di pratiche rifiutabili: non si puo’ scrivere, nel “living will”, di non essere aiutati a respirare, di non essere sfamati e dissetati. Perche’ altrimenti il testamento biologico servirebbe a legalizzare l’eutanasia”. Lo dichiara l’onorevole Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di AN, responsabile nazionale per le politiche della famiglia e membro dell’esecutivo politico nazionale del partito, intervenendo sul caso di Eluana Englaro.
“L’aiuto alla respirazione, l’alimentazione e l’idratazione dei malati in stato vegetativo persistente -osserva Pedrizzi- non sono atti medici, e quindi non hanno nulla a che vedere con l’accanimento terapeutico e non possono essere sospesi. Sono invece atti di sostentamento vitale, come tali dovuti. Del resto, che alimentazione e idratazione non siano atti medici e’ dimostrato dal fatto che in alcuni (e non pochi) casi esse sono somministrate a domicilio direttamente dai familiari del paziente (se fossero autentici atti medici, sarebbe proibito). Se tali cure domiciliari non sono piu’ diffuse e’ solo per la mancanza di un adeguato supporto alle famiglie (ecco quello che bisogna fare)”. “Dunque, quando si parla di malati in stato vegetativo persistente, -aggiunge l’esponente di AN- si parla di persone vive, di cui non si puo’ anticipare la morte. Esse sono come neonati: dobbiamo circondarle di affetto, accudirle, curare la loro qualita’ della vita; o vogliamo sopprimerle solo perche’ non sono autosufficienti e non sanno badare e se stesse? Solo perche’ aiutarle a respirare, sfamarle e dissetarle costa troppi soldi, fatica e amore? L’aiuto alla respirazione, l’alimentazione, l’idratazione, la cura del corpo sono diritti che non possono essere negati. Astenersi dal compiere un atto di supporto alla vita dovuto, quale il sostentamento vitale, l’idratazione e l’alimentazione, configurerebbe un atto di eutanasia omissiva che assumerebbe la medesima rilevanza, la stessa gravita’, dal punto di vista morale, di un atto di eutanasia attiva e non avrebbe nulla a che vedere con il dovere di astensione da un intervento di accanimento terapeutico”.
“In sostanza -sottolinea ancora Pedrizzi- non va fatta confusione tra stato vegetativo persistente e condizione irreversibile. Lo stato vegetativo, infatti, non e’ assimilabile sotto alcun profilo alla morte cerebrale. Anche perche’ non possediamo nessun criterio per stabilirne l’irreversibilita’. In altre parole, anche se statisticamente e’ improbabile una fuoriuscita dal coma dopo che siano passati alcuni anni, non e’ lecito ritenerlo impossibile. Di qui il dovere di lasciare a questi pazienti la chance di recuperare la coscienza, accudendoli sempre e comunque. Devono pertanto considerarsi eticamente obbligatori gli interventi ordinari, proporzionati alla sofferenza ed efficaci per la salute del malato. Fra essi rientrano le cure palliative, la terapia del dolore e, appunto, -conclude l’esponente di AN- i mezzi di sostentamento vitale, come aiuto alla respirazione, alimentazione e idratazione parenterali”.(AGI)
Red/Mal
