(AGI) - Roma, 19 apr. - E’ un vero e proprio ‘boom’ quello degli integratori alimentari: un mercato in costante espansione, ogni anno cresce mediamente del 10% e le stime indicano un business da 1.400 milioni di euro di vendite.
“Eppure nonostante questo positivo andamento - spiega Renato Minasi, Presidente di Federsalus, la Federazione Nazionale delle Aziende Prodotti Salutistici, che raggruppa 120 aziende con circa il 40% del mercato, cioe’ 560 mila milioni di euro - rispetto ad altri paesi europei, come Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, siamo ancora indietro: da noi fatica ad affermarsi una cultura diffusa della prevenzione alimentare”.
Tra le 120 aziende associate a Federsalus, ci sono alcuni big dell’industria farmaceutica (Sigma-Tau, Angelini, Montefarmaco o Scharper o Rottapharm) che hanno linee di produzione specifiche di integratori. “L’integratore alimentare o prodotto salutistico non e’ un farmaco, non cura, ne’ e’ sostitutivo dei pasti - dice Minasi - ma e’ utile per integrare la dieta e quindi mantenere il benessere fisico”. Un esempio? Le fibre, come lo psyllium, utili per regolarizzare la motilita’ intestinale e favorire il naturale riequilibrio dell’intestino, fino ad avere effetti positivi sul colesterolo ‘cattivo’. Oppure i probiotici, i fermenti lattici, o i sali minerali.
“Ognuno secondo le proprie esigenze del momento e situazione che vive puo’ disporre dell’integratore adatto”, aggiunge Minasi che ci tiene a rimarcare che “i dati scientifici sull’efficacia e il supporto degli integratori sono molti”. Insomma, non si tratta di ‘acqua fresca’ ma di prodotti salutistici che contribuiscono a mantenere il benessere fisico.
Le vendite, dunque, aumentano ogni anno: sono circa 80 mila i pezzi venduti attraverso il canale classico della farmacia: a cui vanno aggiunti i pezzi venduti attraverso il canale del ‘gdo’, la grande distribuzione, i negozi specializzati e le erboristerie.
“Si tratta di prodotti sicuri - avverte Minasi - sui quali il Ministero della Salute effettuata i suoi opportuni controlli”. In particolare sulla regolarita’ dell’etichetta e sul rapporto tra il claim e gli ingredienti impiegati: poi, ci sono le direttive Cee da rispettare in proposito. “Gli integratori non hanno e non possono aver l’obiettivo di curare - conclude Minasi - ne’ tanto meno sostituiscono i normali pasti quotidiani: semmai essi sono utili per integrare la dieta giornaliera con quelle sostanze che per tanti motivi, in primis lo stile di vita, di cui c’e’ carenza e quindi necessita’ d’apporto”.
Pat