(AGI) - Palermo, 26 gen. - Con loro, Guttadauro discute di politica, di candidature, di affari relativi a un centro commerciale da realizzare su un terreno della moglie del boss, di concorsi per medici e per posti di primario, ma pure di carcere duro e di ergastolo, che il capomafia vorrebbe aboliti. E si parla pure, ripetutamente, di Salvatore Cuffaro, all’epoca in procinto di candidarsi come presidente della Regione e con cui Guttadauro vorrebbe un’interlocuzione, un contatto. Miceli invece aspira, pure lui, a una poltrona all’Assemblea regionale, e assieme ad Aragona accetta, secondo l’accusa, di fare da intermediario tra il candidato governatore e il boss.
Gli ascolti a casa Guttadauro cessano improvvisamente il 15 giugno 2001: tre giorni prima, Aragona e’ andato a casa del capomafia da solo, mettendolo in allarme su intercettazioni telefoniche che sarebbero state fatte tra lo stesso Guttadauro e Miceli. “A lui -specifica Aragona- glielo ha detto Toto’”. E quel Toto’, per gli inquirenti, sarebbe Cuffaro. Poiche’ non e’ affatto convinto che si tratti di intercettazioni telefoniche, il padrone di casa impiega tre giorni per individuare la microspia collocata nell’abat-jour del salotto e la distrugge.
Miceli, nelle elezioni che si tengono pochi giorni dopo, il 24 giugno, all’Ars non verra’ eletto. Ce la fara’ invece un outsider: un carabiniere col pallino della politica, il maresciallo Antonio Borzacchelli, candidato nel Biancofiore, una lista satellite del Cdu di Cuffaro. In gran segreto, intanto, il Ros e la Procura cercano di capire l’origine della fuga di notizie: ci sono sospetti, su Miceli, su “Toto’”, ma non prove.
Due anni dopo, il 26 giugno 2003, sulla base delle intercettazioni e degli sviluppi delle indagini, vengono arrestati per mafia Miceli, Aragona e Vincenzo Greco, cognato di Guttadauro. Cuffaro e’ raggiunto da un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Non si capisce pero’ ancora chi e come ha favorito la scoperta della microspia. (AGI)
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