(AGI) - Roma, 29 set. - Una breve dieta fa bene al sangue, e contribuisce a prevenire problemi cardiovascolari. Sta per essere pubblicato sul Journal of Thrombosis and Haemostasis, una delle principali riviste scientifiche del settore, uno studio dell’Universita’ di Ferrara sul binomio dieta - prevenzione delle malattie cardiovascolari, finanziato come progetto di eccellenza di Ateneo dal Comitato dei Sostenitori. Il progetto e’ stato condotto in collaborazione con i gruppi di ricerca del Prof.
Renato Fellin (Dott.ssa Angela Passaro, Dott. Stefano Volpato) del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Sezione di Medicina interna, gerontologia e geriatria e del Prof. Francesco Bernardi (Dott.ssa Sara Calzavarini, Dott. Pierpaolo Caruso) del Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare e si e’ avvalso delle competenze della Fondazione di Nutrizione Italiana (Andrea Poli, Direttore Scientifico della Nutrition Foundation of Italy, NFI). “Le abitudini alimentari - spiega il Prof.
Bernardi - rappresentano un elemento chiave per lo sviluppo e ed il decorso delle malattie croniche, in modo particolare in quelle cardiovascolari. Numerose evidenze scientifiche infatti, hanno indicato la capacita’ di alcune diete di modulare fattori di rischio cardiovascolare, come l’obesita’, la dislipidemia, l’ipertensione e altri fattori coinvolti nei processi infiammatori, nello stress ossidativo e nella trombosi”. In questo contesto il gruppo di ricerca ha valutato a tutto tondo l’effetto di un nuovo regime dietetico, che combina le indicazioni contenute nel National Cholesterol Education Program-Adult Treatment Panel III, e quelle della dieta Mediterranea, ben nota per la sua azione anti-infiammatoria. Oggetti di studio sono stati, oltre al peso corporeo, lipidi, marcatori dell’infiammazione e della coagulazione, in una popolazione femminile in pre-menopausa (43-54 anni), in sovrappeso e con un moderato rischio cardiovascolare. “La dieta proposta - illustra il Prof. Bernardi - dimostra come un intervento dietetico modesto e breve, solo di poche settimane, influenzi non solo parametri antropometrici e lipidici, come il BMI, l’indice di massa corporea e il colesterolo totale, ma riduca sensibilmente specifici fattori di rischio trombotici come il Fattore VII e VIII della coagulazione. L’effetto benefico della dieta e’ chiaramente dimostrato, per la prima volta, da un test funzionale globale della coagulazione, che misura l’aumento dei tempi necessari per generare trombina, molecola con un ruolo essenziale nella formazione del trombo ed in altri processi biologici come la fibrinolisi e l’infiammazione”. (AGI)
Red/Pgi