(AGI) - Roma, 29 lug. - Dopo 5 anni di discussioni, pareri tecnici, accelerazioni e rallentamenti, domani sara’ il giorno decisivo per l’approvazione della pillola abortiva RU486 anche nel nostro paese. La decisione finale spetta al Cda dell’Aifa, che si riunira’ nel pomeriggio, e che dovra’ prendere in esame i pareri del comitato tencico-scientifico, che si e’ gia’ espresso positivamente sull’immissione in commercio del farmaco, e del comitato prezzi, che ne ha gia’ stabilito il prezzo, 14,28 euro per la confezione da una compressa. Ma sull’approvazione del massimo organo dell’Agenzia del farmaco c’e’ ancora qualche dubbio. Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella lo dice chiaramente: ‘Il via libera del Cda non e’ scontato, ci sono delle valutazioni da fare. Il Cda non e’ un organo preposto solo a un ultimo passaggio burocratico, deve valutare il rapporto costi- benefici del farmaco’. Oltre alle 29 morti certificate dalla stessa azienda produttrice, la Exelgyn, c’e’ secondo Roccella un problema di protocollo ospedaliero: in troppi casi le donne sottoposte a trattamento (nelle regioni che hanno avviato la sperimentazione) sono state ricoverate in day hospital, senza quindi rimanere in ospedale i giorni sufficienti per seguire gli effetti della pillola, che impiega fino a 15 giorni per portare all’aborto farmacologico. Stando alla relazione del ministero al Parlamento sulla attuazione della legge 194, spiega il sottosegretario, nel 2007 in Italia ci sono gia’ stati 1.010 casi di aborto tramite la Ru486, lo 0,8 per cento di tutte le interruzioni volontarie di gravidanza, ma ‘la prassi e’ il ricovero in day hospital. In Emilia, ad esempio, il profilo di assistenza per l’IGV con metodo farmacologico che l’assessorato politiche per la salute ha trasmesso alle aziende sanitarie regionali prevede due accessi in day hospital a distanza di due giorni per la somministrazione dei due farmaci, oltre a una visita ambulatoriale di controllo in 14ma giornata. Relativamente al 2007 - prosegue la relazione - su 563 IGV effettuate con metodo farmacologico, solo per una si e’ verificato un ricovero di due giorni, le altre 562 sono state effettuate in regime di ricovero in day hospital’. Una discrepanza, fa notare Roccella, con i due pareri del Consiglio Superiore di Sanita’ che, vista l’incertezza sul momento esatto in cui avviene l’aborto, prescrive che la soministrazione del farmaco vada effettuata in ospedale e li ‘la donna deve essere trattenuta fino ad aborto avvenuto’. Mentre con il day hospital, secondo il sottosegretario, ‘il rischio e’ che l’espulsione avvenga non in una struttura ospedaliera. L’Aifa decida in totale autonomia e serenita’, ma i dati dicono che troppe donne tornano a casa invece di restare in ospedale’. (AGI)
Pgi